Dario Borso, Passeggiando con Rilke

da | Gen 2, 2021

Due traduzioni a cura di Dario Borso.

1. Esaurito nel 1907 l’esperimento ardito di un comporre oggettivo con Nuove poesie, l’anno dopo Rainer Maria Rilke (1875-1926) imbocca la via che attraverso i Requiem lo condurrà sul vasto territorio gnomico delle Elegie duinesi. Il cambio di marcia si può cogliere in una breve (per lui) poesia composta a Capri il 17 aprile 1908 (la notte prima fu di luna piena e il mattino seguente lascerà l’isola) e pubblicata postuma quasi mezzo secolo dopo:

NÄCHTLICHER GANG

Nichts ist vergleichbar. Denn was ist nicht ganz
mit sich allein und was je auszusagen;
wir nennen nichts, wir dürfen nur ertragen
und uns verständigen, daß da ein Glanz
und dort ein Blick vielleicht uns so gestreift
als wäre grade das darin gelebt
was unser Leben ist. Wer widerstrebt
dem wird nicht Welt. Und wer zuviel begreift
dem geht das Ewige vorbei. Zuweilen
in solchen großen Nächten sind wir wie
außer Gefahr, in gleichen leichten Teilen
den Sternen ausgeteilt. Wie drängen sie.

*

CAMMINATA NOTTURNA

Niente è confrontabile. Cos’è infatti che non sia tutto
solo con se stesso, e cos’è mai esprimibile?
Non nominiamo niente, dobbiamo accettarlo
e convenire tra noi che un raggio
qui e lì uno sguardo forse ci ha sfiorato
come se proprio quanto si è vissuto in esso
fosse la nostra vita. Per chi si oppone,
non si dà mondo. E chi comprende troppo,
perde l’eterno. A volte
in grandi notti simili siamo come
fuori pericolo, in lievi parti uguali
assegnati alle stelle. Quanto urgono.[1]

 

2. Concluse a Muzot le Duinesi, nel febbraio 1924 Rilke cambiò di nuovo marcia e si dette a poetare in francese. Non avrebbe smesso più fino alla morte, trovando nella lingua di accoglienza il luogo naturale del suo nuovo modo: una geometrica finesse per cui la sapienza precedente, e il tono annesso, si poteva stemprare in un’ingenuità al quadrato, rima compresa. Isolatissima eccezione, giusto a inizio marzo 1924, fu codesta, uscita mesi dopo in un almanacco:

SPAZIERGANG

Schon ist mein Blick am Hügel, dem besonnten,
dem Wege, den ich kaum begann, voran.
So faßt uns das, was wir nicht fassen konnten,
voller Erscheinung, aus der Ferne an –

und wandelt uns, auch wenn wirs nicht erreichen,
in jenes, das wir, kaum es ahnend, sind;
ein Zeichen weht, erwidernd unserm Zeichen…
Wir aber spüren nur den Gegenwind.

*

PASSEGGIATA

È già il mio sguardo al colle, l’assolato,
verso la via che ho appena cominciato.
Così ci afferra ciò che non potremmo noi,
in piena apparizione, da lontano –

e ci muta, anche se non lo raggiungiamo,
in ciò che, intuendolo appena, siamo;
un segno spira, reagendo al nostro segno…
Ma percepiamo solo il vento contro.[2]

 

 

[1]  Giacomo Cacciapaglia, curatore delle Poesie di Rilke (Gallimard-Einaudi 1995, II 183), traduce la chiusa con “Immensa moltitudine”, riferito a stelle invece che a notti., distorcendo così senso e lessico: drängen infatti,  rafforzativo di dringen, è: spingere forte, in senso lato sollecitare/indurre, e il Dizionario dei Grimm lo dà equivalente al latino urgere.

[2] Cacciapaglia (ivi, II 289) traduce “il vento della corsa”, trasformando la passeggiata in una campestre.