Copia del vero

da | Set 18, 2026

L’ultima anticipazione della serie ‘Esordi’ di pordenonelegge 2026, insieme a Samuele editore, propone oggi cinque poesie in anteprima dalla raccolta “Copia del vero” di Giulia Oglialoro.

Le dicevano: non disegnare sui muri
non sporgere la voce
oltre le superfici, non gettare
figure in questo fondo
cupo oltremarino
fino a intravedere stirpi
immaginarie – suonatrici di liuto e martiri
su cui regnare con il tuo scettro
sottile come piuma
e una più trasparente corona. Lascia
si assopisca in te
la visione, non cercare
un’alleanza fra le cose.

*

È accaduto semplicemente,
nessun bisogno di leggende: ha visto
il padre chino sulla pelle
spoglia della tela, la grafite
viva nella mano. in silenzio

si è accostata, ha inclinato
piano la testa. non sapeva
ancora dire il proprio nome:

voleva solo specchiarsi nelle figure,
somigliare a qualcuno.

*

Tratto dopo tratto – come in sogno –
immagina la voce piccola,
impossibile:

Ti ho vista fra le ombre spalancate
intorno a noi – una grotta
al fondo del tempo. Ci univa
nella stretta il chiaro delle vesti, la terra
incandescente della pelle – non bruciava. La tua guancia
appena sul mio palmo, intuizione di un tocco.

Per tutta la durata dell’istante
non hai sollevato lo sguardo.

Non ci siamo specchiati, il tuo volto non è stato
misura del mondo.

Cos’altro ricordo:
la punta di fuoco del tuo orecchio, le mandorle
abbassate degli occhi, la cenere che accendeva
lo scompiglio dei capelli sulla nuca.

Invece la bocca, il seno:
solo gradazioni
di una diversa ombra.

*

Tratto dopo tratto
lei risponde:

Volevo per te un mondo
di cieli bizantini e cupole
folgoranti, palazzi
tra cui passeggiare, protetto da volti
levigati di anime – incarnati
di bianco e terra rossa –
confusi a quelli degli umani.
Volevo per te una vita
senza seguaci né insegnamenti,
pellegrinaggi – solo immaginari –
al fuoco calmo dei giorni.
Volevo che la parola
restasse nei libri
da richiudere ogni sera
e non si facesse corpo.
Volevo che l’ombra dell’infanzia,
la sua oscura magnificenza,
ti nascondesse.
Che la tua carne restasse intatta
miscela di metalli e minerali,
che mai si facesse
pane da spezzare
bestia nel sacrificio –
che non scendessi dal marmo
che mai diventassi
mortale.

*

Ai margini, la voce ancora:

Lascerò altri immaginare
paradisi e benedizioni – il mistero
nel vuoto della pietra scoperchiata.
Lascerò che si riempiano la bocca
del tuo nome
che invochino assoluzioni e fortezze
sui prati d’azzurrite,
il tuo volto replicato – visioni
abbacinanti.

So di giorni piccoli
quando un nero d’ossa si accostava alle pareti
e noi insieme, nell’attimo terribile prima di dormire
ancora parlavamo la stessa lingua
ancora ci portavamo addosso l’amore
come una lieve fosforescenza:

non ci sarebbe
mai stato niente
oltre i nostri corpi.

Giulia Oglialoro è nata in provincia di Varese. Ha studiato Storia dell’arte e lavorato come ricercatrice. nel 2022 ha scritto e co-diretto il documentario lirico “L’oceano intorno a Milano. Conversazioni con Milo De Angelis”. nel 2024 ha pubblicato la novella “Le stelle nere” per Industria&Letteratura. nel 2025 è stata selezionata per la residenza di scrittura “Tra Scilla e Cariddi”, diretta da Ermanno Cavazzoni e Mario Valentini. Suoi articoli, racconti e prose poetiche sono apparsi su riviste come Grado zero, Argo, Poetarum Silva.