“Ciò che non siamo, ciò che non vogliamo”: il libro a cielo aperto di cyop&kaf (La Napoli dei writers – La poesia incontra la pittura /3)

da | Nov 28, 2013

Proseguono gli appuntamenti di «Officina Poesia» dedicati all’incontro tra poesia e arti figurative. Proponiamo oggi un lavoro di Bernardo De Luca e Carmen Gallo sull’attività di cyop&kaf, pittore writer napoletano che lavora nei Quartieri Spagnoli. L’articolo è accompagnato da una galleria fotografica e da un videoclip.

Non domandarci la formula che mondi possa aprirti,
sì qualche storta sillaba e secca come un ramo.
Codesto solo oggi possiamo dirti,
ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.

E. Montale

Nel corso degli ultimi tre anni, i vicoli e gli slarghi di uno dei quartieri storici della città di Napoli, i Quartieri Spagnoli, si è popolato di personaggi e di storie che stanno ridisegnando la relazione tra la natura molto speciale dello spazio urbano, i suoi abitanti e i passanti. Autore di queste “presenze” è cyop&kaf, pittore napoletano (ma non è dato sapere se sia una persona o un collettivo; noi useremo il singolare) che ha affidato a porte e mura per lo più malconce quasi duecento opere, raccolte poi in un volume autoprodotto, Quore Spinato (2013), in cui si ripercorrono le ossessioni e si lanciano le sfide di un’operazione che tenta di riscrivere un luogo e i suoi luoghi comuni, invitando chi si aggira tra le strade a scegliere e sviluppare i possibili narrativi che le immagini suggeriscono.

[fig. 1 CINICO (O CICLICO)]

Di seguito, uno stralcio dall’introduzione al volume scritta da cyop&kaf, dal quale siamo partiti per sviluppare alcune riflessioni sull’intero progetto QS.

Ecco che ogni tanto ricordo perché ho iniziato a riversare litri e litri di vernice ovunque: volevo scrivere un libro. Quindi sia chiaro, questo che avete tra le mani non è il catalogo di una mostra a cielo aperto, ma la rilegatura di un racconto frammentato, le cui pagine sono state scritte sulle pareti di un unico foglio-quartiere. Ora la mi sfida è questa: io ci ho messo azioni, ambienti e personaggi; ora tu, sconosciuto lettore, costruiscine la trama. Che sia un unico intricato romanzo o una serie di brevi racconti poco conta. Ai miei dipinti non chiedo altro che quella dose di ambiguità che consenta al lettore di porsi anche solo mezza domanda camminando camminando, come quando ci capita di trovare un brandello di lettera, una cartolina, o anche solo uno scontrino fiscale e immaginiamo il mistero delle vite che sottintendono.

[fig. 2 QS (QUORE SPINATO)]

Volevo scrivere un libro

Dopo anni di incursioni tra le zone d’ombra fuori e dentro la città, interrotte solo brevemente per far posto a importanti collaborazioni come quella con il Premio Napoli, il lavoro di cyop&kaf è attualmente una delle forme d’arte più rappresentative e trasversali della città. La sua avventura artistica è approdata quest’anno alla pubblicazione di Quore Spinato, “un libro a cielo aperto” – così lo definisce l’autore – che raccoglie le più di duecento figure che sono apparse in quel mondo a parte che sono i Quartieri Spagnoli, e continuamente scompaiono o sopravvivono modificate dallo spazio che hanno invaso, e da cui sono a loro volta invase (la mappa multimediale qui).

Non si tratta, tuttavia, solo dell’assedio minuzioso di uno spazio già molto connotato, ma di un progetto complesso che tenta di riconfigurare l’interazione tra opere e luoghi e costringe chi guarda – o meglio chi rincorre il succedersi di opere tra i vicoli, i bassi, i tetti, i muri più inaccessibili e le saracinesche più malandate – a intraprendere la propria lettura di quello spazio improvvisamente animato di figure e colori, abbandonando i preconcetti e cedendo a un’identificazione metamorfotica che coinvolge tutti (abitanti, passanti, turisti) nel mondo di ossessioni che le superfici restituiscono.

[fig. 3 LA RESA DEI COLTI]

La speranza, o forse la sfida, di cyop&kaf è che da questo contatto straniante, che nulla concede alle negoziazioni estetizzanti o demagogiche sui “quartieri difficili”, si possa dar voce ad altre storie: le storie di uno spazio urbano insieme centrale e marginale, luogo di molte voci inascoltate o rassegnate al silenzio, eppure, nonostante tutto, vitale e autentico nell’affrontare contraddizioni e paradossi. Questo è, come si deduce dalla Prefazioneal volume – libro di testi e immagini, ma anche campionario figurativo dei possibili narrativi di un luogo pubblico e di un immaginario privatissimo – l’ambizioso proposito del progetto: offrire a chi abita quei luoghi, spettatori privilegiati non solo dell’opera ma anche del suo farsi e moltiplicarsi nello spazio circostante la loro quotidianità, facce non più umane, corpi interi o a brandelli, figure e forme animate da un’inquieta (e inquietante) dinamicità che è già narrazione visiva, nucleo simbolico e poetico di un dire ancora possibile.

cyop&kaf ha scritto un libro che riscrive un luogo “eccezionale”, tracciando un percorso visionario e perpendicolare alle sue linee di fuga verticali. Ma ha anche lasciato ancora apertissima la possibilità a chi lo attraversa di ripensarlo, riviverlo e rifondarlo con nuovi percorsi e nuove storie, non mediate da influenze esterne e strumentalizzanti, ma costrette a nascere e crescere nelle pagine vive di un foglio-quartiere.

[fig. 4 IL RABDOMANTE]

Foglio-quartiere

I Quartieri Spagnoli sono un dedalo di strade e palazzi ammonticchiati sul primo tratto di salita che va verso la collina del Vomero. Benché si riceva una sensazione spaesante non appena ci si addentri fra le sue strade, in realtà, se li si guarda dall’alto, la geometria di coordinate e ascisse che li regola rasenta la perfezione. Forse, proprio la visione dall’alto ha portato cyop&kaf a pensare questo quartiere come un foglio piano e liscio, da utilizzare per il disegno. È come se il pittore avesse disteso la collina e cominciato a popolare questo foglio-quartiere di nuove creature. Nel frattempo, due giornalisti si impegnavano a catturare la voce degli abitanti reali, in modo da trasportare l’oralità vivente dei Quartieri su dei fogli, questa volta di carta, che fossero lo specchio dei segni lasciati sui muri.

[fig. 5 HOMO HOMINI LUPUS]

Difatti, la definizione di foglio-quartiere non è solo una metafora per indicare il lavoro svolto su muri e porte dei Quartieri Spagnoli, ma anche un’indicazione su ciò che si trova nel prodotto cartaceo che ha suggellato la chiusura di quest’esperienza. Il libro è diviso in due sezioni: la prima raccoglie le foto di tutti i dipinti; la seconda, invece, presenta le interviste di Luca Rossomando e Riccardo Rosa a un folto gruppo di abitanti dei Quartieri. Alla luce di ciò, l’intero progetto QS risulta essere un’operazione di intersezione e mistione di mediadiversi: da un lato, la pittura sui muri si fa narrativa di fantasia, con storie che chiamano il lettore/visore a partecipare attivamente alla creazione di racconti; dall’altro, invece, la scrittura diventa “pittura dal vero” nelle pagine di Rossomando e Rosa; i due scrittori/pittori, infatti, ritraggono gli abitanti del quartiere così come sono, grazie agli strumenti della “storia orale”.

Il lavoro di cyop&kaf spesso è stato etichettato come pittura militante; certo, naturalmente il fatto che abbia scelto la strada come supporto pittorico preferito lo inquadra immediatamente in una tradizione militante. Tuttavia, leggere i suoi lavori solo in questo senso significa banalizzarne gli esiti: la sua pittura non si esaurisce in alcun modo nel “gesto pittorico”. A cyop&kaf non interessa il presente del suo lavoro (nulla di narcisistico c’è infatti nelle sua figura, a partire dal fatto che non ha una figura), al pittore interessa la dialettica tra passato e futuro, tra il disastro dei luoghi (e delle loro rappresentazioni) e la possibilità di superare questo disastro. Di conseguenza, questi disegni vanno letti come una disperata chiamata, come un appello al destinatario a farsi narratore di sé stesso. In definitiva, utilizzando le stesse parole di cyop&kaf, «forse è solo così, mischiando tutto, facendo esplodere i medium che frequentiamo che si possono ottenere opere e dunque uomini migliori».

[fig. 6 ESTRAZIONE SOCIALE]

Camminando camminando

Vico Lungo Gelso. Via Montepoveri Vergognosi. Via Speranzella. Largo Baracche. Vico Lungo Trinità degli Spagnoli. Vico Giardinetto. Vico Conte di Mola. Questa la toponomastica dei luoghi dove comincia il viaggio di QS, e che già molto racconta delle stratificazioni storiche e urbanistiche del quartiere. Il rabdomante (2011), Il guardiano (2011), Il proprietario (2011), L’assassinato (2011), L’alchimista (2012), Carceriere (2012), Pifferaio matto (2012), Subalterni (2012), Guerriero (2012), L’arciere (2013), Gli sposi (2013), Schiavi (2013): sono invece solo alcune delle figure chiamate a evocare e impersonificare i fantasmi di questi luoghi, doppiamente trasfigurati dall’ossessione pittorica che imperterrita chiama il pittore a dare dimensione materica e visionaria alle superfici di palazzi, negozi, scale. Né mancano, in altre opere, riferimenti metafigurativi e concettuali che scavano nella natura stessa delle dinamiche di interazione tra realtà (urbana e esistenziale) e rappresentazione visiva come Mutamenti (2007), Assalto dall’alto (2011), Sospensione (2012), Disparire (2013), o che reclamano una presa di coscienza del lettore-spettatore sul suo presente fuori e dentro i Quartieri, come Impegno civile (2009), L’agguato (2011), Melanconia (2011), La resa dei colti (2011), Il re(sto) di niente (2011), Indice di borsa (2013), Esodo (2013), Precarietà (2013), Guerra tra poveri (2013). Infine, troviamo incursioni nel mondo della poesia, con opere che restituiscono una propria chiave interpretativa e iconografica di opere come Les fleurs du mal (2013) o rappresentano con una sinteticità quasi ironica le implicazioni autobiografiche dello scrivere poesie come in Scriversi (in versi) (2013).

[fig. 7 SCRIVERSI (IN VERSI)]

Addentrarsi di più nel concreto di singole opere non solo farebbe torto alla complessità dei temi e alla plasticità delle forme che il progetto contiene, ma tradirebbe anche l’invito a scrivere non elenchi o descrizioni di luoghi e figure, ma storie. Diciamo allora che questi sono alcuni degli scenari e dei personaggi delle storie che attendono di essere scritte, seguendo una trama che ognuno sceglierà per sé. Camminando camminando non è detto che si diventi uomini migliori, dicevamo: ma se i luoghi ci trasformano, e noi trasformiamo i luoghi che attraversiamo, popolare un quartiere di uomini portatori di storie significa spalancare alla città gli spazi privati dell’immaginazione collettiva, e condividere e fronteggiare incubi e ossessioni che vanno al di là della contingenza di quello spazio e di questo tempo, al di là della città e del quartiere, per guardare da vicino al mistero che tiene da sempre legate le vite, i luoghi, e le parole.

[fig. 9 LES FLEURS DU MAL]

Il mistero delle vite

Partiti da una posizione “antagonista”, d’altronde insita nel writing, cyop&kaf con Quore Spinato hanno raggiunto un diverso stadio di maturazione. La presa sul reale non è più mediata dall’enunciazione di un messaggio che deve aggredire il passante, come quando qualche tempo fa tappezzava le città di “bare”, disegnate con una semplice croce o incise con un messaggio specifico. Ora, cyop&kaf lavora soprattutto sull’introspezione, scandagliando i recessi di quell’inconscio politico che collega strettamente individuo e collettività. Le deformazioni grottesche e inquietanti, sebbene scintillanti di colori, hanno proprio l’aspetto di creature emerse dalle profondità dell’inconscio. La risposta degli abitanti, come ci racconta la prefazione al volume, è stata un distanziamento empatico, se così, paradossalmente, possiamo definire il moto di partecipazione inquieta degli abitanti dei Quartieri.

[fig. 8 L’AGGUATO]

Secondo quanto ha scritto il pittore in un articolo uscito pochi mesi prima di concludere il lavoro, i tre anni di intervento ai Quartieri sono stati anni di profondo pessimismo: questa volta partiva dal presupposto di parlare a pochi, ma tenendo comunque presente un disegno generale, «fosse pure uno scarabocchio in negativo, del tipo: “Codesto solo oggi possiamo dirti / ciò che non siamo, ciò che non vogliamo”» (riprendendo quindi la nota formula montaliana). In realtà, la partecipazione collettiva alle diverse iniziative legate al progetto QS si è dimostrata tutt’altro che un dialogo fra pochi. Ciò è dovuto, forse, a due motivi principali: il primo è prettamente politico, cioè la volontà di ripensare il linguaggio con cui auto-rappresentarsi (e in uno spazio urbano come quello dei Quartieri Spagnoli questo è un tema fondamentale); il secondo tocca corde, forse, più profonde, e cioè il caparbio tentativo di “immaginare il mistero delle vite”, consapevole cyop&kaf che intervenire in un luogo significa prima di tutto essere disponibili all’ascolto delle persone che lo abitano. Infatti, se da un canto i passanti sono stimolati a “immaginare” grazie alla visione dei disegni, dall’altro lo stesso cyop&kaf è stimolato dal lavoro in strada a usare la pittura come strumento di relazione con gli abitanti di un quartiere e della città in generale. Come se, per questo artista, disegnare significasse prima di tutto ripensare i rapporti umani.

La rubrica “La poesia incontra la pittura” ha fino ad ora proposto:
“La ragione è tutta pittorica”. Intervista a Linda Carrara (Milano under 35 – La poesia incontra la pittura /1)
“E’ come capire che un quadro è finito”. Intervista a Giulio Zanet (Milano under 35 – La poesia incontra la pittura /2)

Caporedattrice Poesia

Maria Borio è nata nel 1985 a Perugia. È dottore di ricerca in letteratura italiana contemporanea. Ha pubblicato le raccolte Vite unite ("XII Quaderno italiano di poesia contemporanea", Marcos y Marcos, 2015), L’altro limite (Pordenonelegge-Lietocolle, Pordenone-Faloppio, 2017) e Trasparenza (Interlinea, 2019). Ha scritto le monografie Satura. Da Montale alla lirica contemporanea (Serra, 2013) e Poetiche e individui. La poesia italiana dal 1970 al 2000 (Marsilio, 2018).


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