Blanca Varela, Casa di corvi

Traduzione inedita di Myra Jara Toledo.

Perché ti nutrì con questa realtà
che cuoce male
per tanti e così poveri fiori del male
per questo assurdo volo a filo di pantano
ego te absolvo di me
labirinto figlio mio

non è tua la colpa
né mia
povero piccolo mio
di cui feci questo impeccabile ritratto
forzando l’oscurità del giorno
palpebre di miele
e la guancia costellata
chiusa ad ogni tocco
e la bellissima distanza
del tuo corpo

la tua nausea è mia
la ereditasti come ereditano i pesci
l’asfissia
e il colore dei tuoi occhi
è anche il colore della mia cecità
sotto il quale ombre tessono
ombre e tentazioni
ed è anche mia l’orma
del tuo tallone stretto
d’arcangelo
che si tiene appena nella finestra semichiusa
e nostra
per sempre
la musica straniera
dei cieli battenti

adesso leoncino
incarnazione del mio amore
giochi con le mie ossa
e ti nascondi dentro la tua bellezza
cieco sordo irredento
quasi sazio e libero
con il tuo sangue che ormai non lascia spazio
per niente e per nessuno

eccomi qui come sempre
aperta alla sorpresa
dei tuoi passi
a tutte le primavere che inventi
e che distruggi
a distendermi – nulla infinita –
sopra il mondo
erba cenere peste fuoco
a qualsiasi cosa tu voglia per un tuo sguardo
che illumini i miei resti

perché è così questo amore
che non capisce niente
e non può niente
bevi il filtro e ti addormenti
in quell’abisso pieno di te
musica che non vedi
colori detti
a lungo spiegati al silenzio
mischiati come si mischiano i sogni

fino a quel goffo grigio
che è svegliarsi
sul grande palmo di dio
calva vuota senza estremi
e lì ti trovi
sola e perduta nella tua anima
senza altro ostacolo che il tuo corpo
senza altra porta che il tuo corpo
così questo amore
uno solo e lo stesso
con tanti nomi
che a nessuno risponde
e tu guardandomi
come se non mi conoscessi
andandotene
come se ne va la luce del mondo
senza promesse
e ancora questo prato
questo prato di nero fuoco abbandonato
ancora questa casa vuota
che è il mio corpo
dove tu non tornerai

 

Immagine: Blanca Varela, foto di Baldomero Pestana.