Tre poesie in anteprima da “Amarti è il più grande dei rischi” di Pedro Salinas, a cura di Laura Pugno, uscito per Ponte alle Grazie.
Paura. Di te. Amarti
è il più grande dei rischi.
Molteplici, tu e la tua vita.
È mia, la te di oggi:
la conosco ormai, attraverso
tenendoti per mano
labirinti da te
resi facili. E miei, ora, sì.
Ma tu sei
l’oltre di te stessa
come la luce e il mondo:
giorni, notti, estati,
inverni uno dopo l’altro.
Fatalmente, diventi
altra restando sempre tu
nel tuo proprio movimento
con la costante
fedeltà del cambiamento.
Dimmi, potrò vivere
io in questi altri climi,
o futuri, o splendori
che stai elaborando
per il tuo domani
come il frutto il suo succo?
O sarò solo qualcosa
destinato a un solo
giorno tuo (mio giorno eterno),
a una primavera
(in me in fiore per sempre),
senza poter più vivere
quando a mano a mano
in te giungano,
inevitabilmente,
le furie e i nuovi
venti, gli altri fuochi
che già aspettano il tempo
di essere, in te, la vita?
*
Il tuo modo di amarmi
è lasciare che io ti ami.
Il sì con cui ti dai a me
è il silenzio. Il tuo bacio
è offrirmi la bocca
perché io la baci.
Mai parole, mai abbracci,
diranno che sei esistita
e mi hai amato: mai.
Me lo dicono mappe,
fogli bianchi, segni, telefoni;
non tu.
E resto qui abbracciato a te
senza fare domande, per timore
che non sia vero
che tu esisti, e mi ami.
E resto abbracciato a te
senza guardarti o toccarti.
Perché non voglio mai scoprire
con domande o carezze,
l’immensa solitudine
di amarti solo io.
*
Dammi la tua libertà.
Non voglio la tua fatica,
no, non le tue foglie secche,
il tuo sogno, a occhi chiusi.
Vieni a me da te,
non dalla stanchezza che hai
di te stessa. Voglio sentirla.
La tua libertà, come un vento
universale, mi porta
l’odore dei lontani legni
dei tuoi mobili,
lo stormo di visioni
che scorgevi
quando al colmo della tua libertà
chiudevi gli occhi.
Che bella sei, libera e in piedi!
Se mi dai la tua libertà mi dai i tuoi anni
bianchi, netti e aguzzi come denti,
mi dai il tempo in cui di lei gioivi.
Voglio sentirla come l’acqua del porto
pensosa sente nelle chiglie immobili
l’alto mare, la turbolenza sacra.
Sentirla,
a volo fermo,
come nella boscaglia quieta
sente il ramo
dove l’uccello si posa
la brama di volare, la testarda lotta
contro le dimensioni dell’azzurro.
Riposala oggi in me: ne trarrò gioia
con un tremore di foglia su cui posano
gocce di cielo al suolo.
La voglio
solo per lasciarla libera.
Non ho prigioni per te dentro di me.
È per me che la tua libertà ti serba.
E, una volta ancora, la lascerò libera,
per cielo mare e tempo per vederla
involarsi verso la sua stella.
Se la sua stella sono io, ti sta aspettando.
Pedro Salinas (Madrid 1891 – Boston 1951) è uno dei più importanti poeti spagnoli del Novecento. Appartenente alla Generazione del '27 – insieme a poeti come F. García Lorca, R. Alberti, J. Guillén, ecc. – è universalmente noto soprattutto per la sua raccolta La voz a ti debida (1933), canzoniere d'amore dedicato all'ispanista statunitense Katherine Whitmore con cui il poeta ebbe una relazione segreta. Alla stessa relazione sono dedicati i libri successivi Razón de amor e Largo lamento, che compongono la sua cosiddetta «Trilogia», una delle vette della poesia amorosa europea. Fu lettore di spagnolo alla Sorbona e a Cambridge, poi professore di letteratura presso l'Università di Siviglia. Nel 1936, poco prima dello scoppio della guerra civile, partirà per gli Stati Uniti come visiting professor, ma non farà mai più ritorno in Spagna. È sepolto a San Juan de Puerto Rico, accanto al mare che cantò nel poema El Contemplado. La sua opera sia poetica sia in prosa è quasi integralmente tradotta in italiano.