Alfonso Maria Petrosino, Nature morte e vanità

Da Nature morte e vanità di Alfonso Maria Petrosino, con prefazione di Alberto Bertoni, Vydia Editore 2020, pubblichiamo sei poesie.

 

Porta d’ingresso

S’apre la porta e oltre la porta appare
l’ingresso di una casa vuota e oscura.
Non c’è nessuno più ma l’apertura
della porta la rende familiare.

Il buio è compromesso: quanto più
la porta si apre tanto più c’è luce.
Per terra c’è un tappeto e un po’ più su
l’ovale di uno specchio riproduce

l’ingresso e l’apertura della porta.
Nel portaombrelli un femore e un ombrello,
le stecche rotte e una frattura grave.

Ancora in una ciotola la chiave.
Sulla parete una natura morta
ed il disegno di un ingresso: quello.

 

Piaghe d’Egitto

Crepuscolo d’estate: verso sera
in sangue sembra trasformarsi il mare.
La gabbia elettrosciocca le zanzare,
ne polverizza alcune e lascia altre arse;

i muri sono pieni di asterischi:
quelle schiacciate. Sudano nel tumbler
i cubetti di ghiaccio; aggiungo whisky.
La radio ininterrottamente blatera

assurdità. Sento una voce amica
– chissà perché, da quanto e chi – mi invita
a ritrovarmi solo tra le cose,

nelle nature morte e nelle vanità.
Allora ingurgito il liquore ed esco
e vado dove quella voce chiama.

 

Vanità con Bibbia e fiore

Dalla finestra aperta irrompe il vento
soffiando sulle tende iconoclaste,
gonfiandole, la luce in lieve aumento,
e tra le pagine dell’Ecclesiaste

frullando si concede una lettura.
Un teschio stringe tra i suoi denti un fiore:
la polvere ricopre le suture
e i petali appassiti. Passano ore

che ci verranno addebitate: pereunt
et imputantur
. La lancetta è un lampo
che fulmina il momento e reca in sé

una nozione dell’eternità.
Perché c’è un tempo per e un tempo per e un
tempo per cui non ci sarà più tempo.

 

Natura morta religiosa

La cartina del mondo sull’armadio
reca sui porti visti un segno nero.
Se fossi in te sarei contento e fiero
di averlo visto prima che sparisse.

In sottofondo blatera la radio
e annuncia un’imminente apocalisse.
La luce è spenta e le persiane rotte
anche di giorno impongono la notte.

Sul tavolino una natura morta:
un rosario e l’immagine di un santo
– difficile distinguere di chi.

Più forte della radio il suono di
tacchi affrettati nella stanza accanto
e di un toc toc di nocche sulla porta.

 

Vanità con libri e kindle

Oggi la luce meridiana abbindola,
dà l’illusione di durare, e dura
un unico chiarissimo barlume.
La stanza in cui però mi trovo è scura,

si spande come se fosse olio l’ombra,
impregna l’aria in tutto il suo volume
e ingurgita la scrivania ingombra
di libri e appunti. C’è un lettore kindle

a destra, in bilico su un libro, è spento;
al centro invece un teschio che non lesina
col suo sogghigno il monito perenne.

Le orbite fungono da portapenne,
è un fermacarte, un teschio in vetroresina
ma non per questo è falso il suo memento.

 

Paesaggio arcadico

Alti e spaziosi gli alberi in cortile
tremolano rendendo le ombre incerte.
Una lucertola nell’erba avverte
tra un guizzo e l’altro una presenza ostile.

Inesorabilmente l’aria imbruna:
mentre scintilla e si trascina il sole
l’oscurità si infiltra nelle aiuole.
Discutono quattro ragazzi ed una

ragazza si allontana dalla panca,
la spalla nuda, una maglietta bianca
ed il foulard coi teschi di McQueen.

E nonostante si sia fatto scuro
si riesce ancora a leggere sul muro
in fondo al portico il graffito: ET IN.

 

Immagine: Damien Hirst e Alexander McQueen.