Alberto Fraccacreta, Il codice

Sei poesie da un libro inedito in uscita per Transeuropa.

Bonconte da Montefeltro

Arrivo forato nella gola, a piedi
sanguinando il piano
prima del cassero.
Nei giri di ricognizione
la terra con le sue cronache
ritorna. Le sue chiavi di mandata.
Ecco le Giostre del Toppo
nella Val di Chiana.
Il diorama della battaglia di Campaldino.
Gli affreschi a San Gimignano.
La foce del torrente Archiano.
……………………………..La sua voce.

2009

 

 

L’assedio

1.

Umboni e carri foderati da grate. La stoà,
una specie di colonnato in legno.
I bizantini disposero i bastoni nel guado
e Belisario schivò le dolabre dei Goti
agevolmente, impiccò le loro ugole
per carenza d’acqua.

La fonte disseccò, succhiarono fango con la cannula
senza offrire reali occasioni al rimedio.
Erano i giorni del solstizio d’inverno,
fecero un cerchio per la galleria d’assedio.

2.

Larga parte delle mura resiste ancora.
Se cattivi presagi si schiudono dai greppi,
rimaniamo in disparte.
Siamo tutelati da assenze acuminate
di motori bizantini, disarcionati dal polline
come da un distintivo.

Non sopportiamo di affidare
la vertigine ai dedali dell’intrico.
Esaurite al tramonto le luci di guerra,
scopriamo di sfuggita, a rilento
intercalati dai rintocchi dell’inverno
che l’assedio si consuma dentro.

Ma qualcuno ha coraggio di indugiare:
nelle erbe dei bastioni e tra lucciole
diafane che barcollano ai lati,
quando il viburno dava rugiada,
il tempo era calmo
………………….e noi grati.

 

 

Il codice

………………………………………………..a Davide M.

Fu allora che il duca
Federico chiese a Vespasiano
da Bisticci di preparargli l’immensa
biblioteca impacchettando e scuoiando
i libri, i risguardi, le pagine aromatiche.
Un endemico traffico di scintille.

Dal bisticcio dei suoi gesti
nacque la loro amicizia.

Quando fu inventata di getto la stampa
(divaricazioni o raccordi anulari della storia)
e la sua attività perse il fiore
all’occhiello, con occhi larghi e inauditi
dimenticammo presto
il codice miniato.

 

 

Rosa mystica

1.

Guardo il tuo ritratto al Prado,
il cielo qui nelle Marche è una striatura
specchiata nei gomiti crudi d’asfalto.
Ho addosso una medaglia più aspra
nel prato, una pelle più eversiva
di quando ero bambino.
Seguo con lo zaino a tracolla
(dodici versi per dodici stelle)
i segni flebili d’aurora su Urbino,
finché nell’orto non afferro la rosa
indovinata,
aramaico della tua innocenza.

 

 

Quattro tempi di Psiche

2.

Kant diceva che la bellezza non è nelle forme belle, ma dentro l’uomo. Allora, quando vedo i torricini spuntare dalle ultime curve, guardo dentro me stesso. E quando il falco pellegrino taglia improvvisamente la traiettoria e getta l’ombra sulla via delle mura, sto osservando qualcosa all’interno. E quando dopo la pioggia estiva, i castagni sembrano allisciare il pelo e si sprigiona un odore ― il petricor ― che è il corrispettivo olfattivo del vocabolo ‘rinascita’, la vista è puntata ben dentro di me. E quando dalla fortezza Albornoz si scorgono tutti gli edifici in mattoncino prendere il colore dell’ambra, allora non sto facendo altro che sognare di vedere.

 

 

Nuestra Señora del Buen Suceso

Dalla cella
Mariana Torres Berriochoa

vide le ics del
xx secolo entrare

e piroettare nel serto
del buio come

canoe incrociate
su ripidi torrenti

tra rafting e tubing.
Canoe secanti che tagliano

l’acqua e la sassaiola
del nuovo secolo alla gola,

rasoio che di netto
recide la carotide

del rio Guayllabamba,
spada di Cristo

per una morte mistica,
fuoriuscita capillare del futuro.

 

Immagine: Piero della Francesca, I duchi di Montefeltro.