Con le migliori intenzioni #4

(una rubrica a cura di Matteo B. Bianchi e Marco Cubeddu)

Le presentazioni dei libri sono notoriamente croce e delizia di chi scrive. Non c’è scrittrice o scrittore – dalla brillante promessa al venerato maestro, passando per l’enorme caravanserraglio di soliti stronzi – che non abbia almeno un trauma a riguardo. Dopo la serata “Mirto con l’autore” al Festival delle storie di Gavoi 2017, tra infiniti giri di bicchierini per gli autori invitati a raccontare sul palco i momenti più imbarazzanti della loro vita e per il nutrito pubblico di appassionati (o alcolizzati) seduti ad ascoltare, è nata la voglia di raccogliere aneddoti e riflessioni su quegli eventi tanto tragici quanto inevitabili che sono le presentazioni dei libri. Eventi dal finale a volte incerto, altre inaspettato, sovente disastrosi. Nonostante le migliori intenzioni.
Dopo Matteo B. Bianchi, Marco Cubeddu ed Errico Buonanno, è la volta di Vanni Santoni.


Le cattive presentazioni! Ci sono addirittura dei filoni. Quella vuota, anzitutto, che tuttavia non è la più temuta dall’Autore d’Esperienza, come non lo è quella col relatore inadeguato, altro classico. L’AdE teme, su tutti i filoni di cattive presentazioni, quella in cui non sono stati ordinati i volumi. In ogni tour di promozione di un libro c’è infatti almeno un’occasione in cui l’autore raggiunge Imola, Cuneo, Trapani, Sestri Levante, e gli organizzatori cascano dalle nuvole: Ah, le copie? Dovevamo ordinarle noi? Tale filone è peraltro alimentato dall’esistenza degli autori a pagamento o a proprie spese, che a volte riescono a infiltrarsi anche nei calendari delle librerie e delle biblioteche serie, e che naturalmente di copie dei propri libri ne hanno casse piene a ingombrare la casa. Capita spesso, quindi, e l’autore sa che deve accertarsi sempre, ripetutamente, a costo di essere insopportabile, che le copie ci siano: perché ogni cosa va bene, ma non partire per una presentazione e poi non trovarci i libri, foss’anche scritto nel destino di venderne poi una sola, magra copia.
Perché l’Autore d’Esperienza, è bene dirlo, le presentazioni le fa. È vero che a intervalli puntualissimi – ai bei tempi sui giornali, oggi su Facebook – c’è un Autore di Grande Esperienza che dice di essersi rotto le palle delle presentazioni, o che il modello della presentazione è morto o da reinventare, o ancora che le presentazioni sono inutili. Sarebbe bello poter condividere e dedicarci tutti, finalmente, solo alla scrittura. Ma gli autori, pure quelli di grande esperianza (a parte il singolo a cui è momentaneamente saltato il nervo), sanno che in realtà le presentazioni sono utili. Non senza paradossi: se è vero che un buon tour, opportunamente concentrato nei primi mesi di vita di un libro, può fare la differenza tra andare quattro volte in ristampa e avere il 97% di rese, è altrettanto vero che la singola presentazione è del tutto inutile. Deve esserci di mezzo la meccanica quantistica, come certi gatti vivi e morti allo stesso tempo: ogni singola presentazione vale zero, anche in quella andata strabene si vendono magari sette copie – eppure, tutte assieme, di copie possono spostarne anche migliaia. Qualcuno me lo spiegò parlando di “massa critica”: in sostanza, se quando esce il libro si fanno molte presentazioni, e magari, in parallelo, escono molte recensioni (giacché vi è un altro e analogo enigma, quello delle recensioni: la singola non fa vendere, ma prese tutte assieme il libro lo muovono eccome), si crea una sorta di bolla di interesse, che finisce per portare risultati. Così, armato di fede nell’esistenza di una logica superiore dietro ai misteri del campo letterario, l’autore le presentazioni le fa, mettendo in conto che in un tour – la massa critica non si attiva mai con meno di trenta presentazioni, e solo sopra le cinquanta si può pensare di vederla coagularsi con certezza – ci sarà sempre una presentazione senza le copie, una senza il pubblico, una col relatore inadeguato, e almeno – ed eccoci al dunque – una Presentazione Tragica.
Data la natura estremamente comune delle prime tre fattispecie, la Presentazione Tragica appartiene a una sua differente, e variegata, categoria: l’esistenza stessa della presente rubrica ne è del resto dimostrazione. A volte è il semplice frutto dell’inesperienza: l’Autore alle Prime Armi non possiede infatti ancora la capacità di intuire a naso dove butterà certamente male, come capitò a una tua amica quando, all’uscita del suo primo romanzo con una major e impegnata a sopperire tardivamente a ciò che l’editore non aveva fatto (l’AaPA non sa che l’editore – quando va bene – si sbatterà solo se anche lui si sbatte) attraverso la promozione ossessiva del libro sui social, fu invitata a fare una presentazione in una lontana città del Nordest. Lei accettò con entusiasmo, per scoprire che il viaggio non era rimborsato, che la persona che l’aveva invitata avrebbe presentato anche il suo libro assieme al suo, che tale persona era un’Autrice a Proprie Spese e che il libro in questione non era un romanzo come il suo ma una plaquette di poesie sulla Retinopatia Diabetica (e possibilità di vita felice pur nella convivenza con la grave afflizione). Non c’era neanche da ridere dato che la poetessa, poveretta, ne era affetta, né a molto poteva valere la speranza di un afflusso eventuale dei membri di una (del tutto ipotetica) associazione vittime della malattia in questione, o di altra gente: l’evento, organizzato di lunedì nella sala eventi da duecento posti della libreria di catena del centro commerciale posto ben fuori dal centro della lontana città del Nordest, era vuota, perché l’AaPS, avendo letto che la tua amica pubblicava per il Grande Marchio Editoriale, immaginava che avrebbe portato lì folle adoranti a cui appioppare anche la plaquette, e non si è quindi neanche sbattuta a tirare per il collo i suoi amici (vero è che in genere gli autori a proprie spese, come coloro che finiscono in qualche organizzazione piramidale a vendere prodotti a base di aloe vera, hanno già logorato ogni conoscente col loro librino fino a fare terra bruciata intorno a sé) e anzi la guardava con disprezzo per la sua manifesta inadeguatezza a tirare su uno straccio di pubblico lì nel centro commerciale sulla circonvallazione della lontana città del Nordest. Una libraia si sedette per pietà. La tua amica, ti racconta, avrebbe voluto fermarla, ma anche la prima fila di poltroncine era così lontana dalla cattedra coi microfoni che non fece in tempo: l’autrice ospitante interpretò il sedersi di quella come un’autorizzazione a partire con la presentazione, e per non morire di sconforto la tua amica decise di prenderlo come volontariato sociale e volentieri glissò sul suo romanzo per concentrarsi sulla (effettivamente drammatica) questione della Retinopatia Diabetica – e sua accorata messa in versi. Va da sé che l’orario d’inizio della presentazione, fissato alle 18:00 ma protrattosi alle 19:10 per “vedere se arriva qualcuno” rese impossibile alla tua amica rientrare in giornata col treno, ma le venne consigliato un hotel “davvero, guarda, per nulla caro”.
Non sarebbe tuttavia giusto prendere questa come paradigma della Presentazione Tragica, sia perché non è roba tua, sia perché la tua amica era, come lo è stato ogni autore agli inizi, inesperta e mandata allo sbaraglio da un grande editore che si disinteressava al destino dei suoi esordienti, mentre l’altra era una persona afflitta da una grave patologia e quindi ancora più vulnerabile alle fregature della vanity press. Diciamocelo, era tutta colpa del sistema editoriale!Non sarebbe poi giusto anche perché ne hai un’altra la quale, a differenza di quella appena descritta, non si presta, esattamente come la buona letteratura, a facili morali, ad ancor più facili ironie o, peggio che mai, alla sociologia. Non si è ora in qualche lontana città del Nordest ma in un abbastanza vicino paesello del Centro. Organizza un onestissimo circolo. Le copie ci sono. Un po’ di gente in sala pure. Il relatore ha letto il libro e sembra proprio un tipo sveglio. Tutto pare filare liscio. Poi a un terzo della presentazione (sia l’Autore Esperto che il Relatore Adeguato sanno che la Presentazione Non Tragica deve durare al massimo cinquantanove minuti, e in effetti eravate a poco meno di venti) da una porta laterale entra un omino un po’ gobbo, con una travicella di legno in mano, e la sbatte in testa al relatore. Bam. Così impari a insistere, dice l’omino. Il relatore si tiene il capo sanguinando sotto i tuoi occhi sconcertati. Due del pubblico si alzano e rincorrono l’omino per i locali del circolo, ma senza troppa foga, come chi compie un gesto già fatto mille volte. Altri due vanno a controllare che il relatore stia bene. Quello continua a sanguinare ma nessun allarme traversa la sala. Un’altra volta!, fa una signora della prima fila. Cose nostre, non si preoccupi, dice, rivolgendosi a te, lo stesso relatore, senza smettere di tenersi il capo. Poi annuisce quando uno dei due tizi venuti ad assisterlo propongono di andare al pronto soccorso “a mettere due o tre punti”. Volendo, poi, ne hai anche una in cui è stato il relatore a sbroccare e avventarsi su uno del pubblico, ma forse non conta: primo, il tizio del pubblico era stato piuttosto insolente; secondo, era un festival e dopo la tua presentazione, proprio al momento di dare di matto, lo stesso relatore stava cominciando la successiva, con un altro scrittore, quindi tecnicamente era la Presentazione Tragica di quello scrittore là, e magari viene pure qua a raccontarla.

06/02/2018
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