Con le migliori intenzioni #3

(una rubrica a cura di Matteo B. Bianchi e Marco Cubeddu)

Le presentazioni dei libri sono notoriamente croce e delizia di chi scrive. Non c’è scrittrice o scrittore – dalla brillante promessa al venerato maestro, passando per l’enorme caravanserraglio di soliti stronzi – che non abbia almeno un trauma a riguardo. Dopo la serata “Mirto con l’autore” al Festival delle storie di Gavoi 2017, tra infiniti giri di bicchierini per gli autori invitati a raccontare sul palco i momenti più imbarazzanti della loro vita e per il nutrito pubblico di appassionati (o alcolizzati) seduti ad ascoltare, è nata la voglia di raccogliere aneddoti e riflessioni su quegli eventi tanto tragici quanto inevitabili che sono le presentazioni dei libri. Eventi dal finale a volte incerto, altre inaspettato, sovente disastrosi. Nonostante le migliori intenzioni.
Dopo Matteo B. Bianchi e Marco Cubeddu, è la volta di Errico Buonanno.

 

Le presentazioni sono il Male. Tutti lo sanno, ma nessuno lo dice. Quando si tratta dei libri degli altri, pare uno sgarbo non andarci: si spera soltanto che finiscano presto, che non ci siano domande alla fine e che l’amico non ci conceda l’onore di proporci di fargli da relatore. Quando si tratta dei libri nostri, be’, perché mai dovremmo essere proprio noi i primi a rinunciare a quella ventina di copie? Sempre che ci sia gente. Sempre che l’organizzatore non ci accolga con le classiche frasi spiazzanti («Sono arrivate solamente tre copie» o «Li ha portati lei, i libri, no?»). E così il Male si reitera di stagione in stagione, di titolo in titolo. E pare, forse, quasi giusto che la sfortuna ci punisca e renda le nostre presentazioni un disastro.
Molte catastrofi ho affrontato. Fornisco un rapido best of.
Il toro: Io non ci volevo andare. Ma la sezione culturale dell’associazione ferrovieri di una ridente cittadina ligure aveva insistito per due anni. E, chiaramente, offriva il viaggio: sei ore da Roma, tre cambi, spossatezza cosmica. Arrivo in loco e trovo facce contrite: il pergolato dove dovrebbe tenersi la presentazione è vuoto. «Purtroppo…»
«Purtroppo cosa?»
«C’è il toro.»
«È scappato?»
«Il toro arrosto.» L’evento centrale del paese. L’associazione ferrovieri aveva dimenticato che proprio nella data fissata per l’incontro si svolgeva in piazza la festa clou di tutta l’annata locale: la cottura di un toro intero al girarrosto, a quanto pare buonissimo.
«E che si fa?»
«Facciamo lo stesso la presentazione. È venuto Gianni Pettenati. Quello che cantava Bandiera gialla
Durante la presentazione, benché il mio libro parlasse di Marx, Pettenati fece un intervento assai critico nei miei confronti in cui dichiarò che era evidente che io non conoscessi la musica classica, e soprattutto il violoncello.
La veglia: Io non ci volevo andare. Ma la casa editrice per cui lavoravo aveva un autore molto malato, per cui mi impose di sostituirlo nella presentazione finale dei libri in lizza a un premio oscuro in Versilia. L’assessore, d’altronde, aveva tanto insistito… Cinque ore di treno. Ed ero giusto arrivato in albergo e avevo appena fatto in tempo a macchiare il vestito buono con uno spruzzo di Coca-Cola di frigobar, quando il telefono squillò.
«Sono l’assistente dell’assessore, buongiorno.»
«Buongiorno.»
«Non è un buon giorno.»
«No?»
«L’assessore è morto.»
«…»
«Improvvisamente, di colpo. Un’ora fa.»
«Io… mi dispiace, Santo Cielo. Non vi preoccupate assolutamente, torno a…»
«NO!»
«…no?»
«Questo premio era tutto, per lui. Abbiamo deciso di trasformarlo in una serata in suo onore.»
Due ore dopo mi ritrovavo intorno a un tavolo listato a lutto, nelle luci abbassate di una villa pucciniana, davanti a una cena povera, con l’assistente dell’assessore che ripeteva: «Era un uomo straordinario», e noi che annuivamo.
Metal: Io non ci volevo andare. Tuttavia l’organizzatore di un ciclo di incontri culturali umbri sembrava aver apprezzato il mio libro, ed erano solo un paio di ore di treno. Mi presento così alla locale festa civica e mi accomodo davanti a una platea di circa dieci persone. L’organizzatore si spiccia, non lascia passare il quarto d’ora accademico, dice che prima incominciamo e meglio è. Capisco il perché solo dopo.
«Bene, abbiamo qui Errico Buonanno, che ha scritto un saggio interessante, ma non sto a dirvi il perché. Meglio che ce ne parli lui. Forza.»
«Sì…» Faccio in tempo a dire: «Sì» che alla nostra sinistra parte un urlo assordante che si rivela essere il saluto al pubblico del leader e cantante di un gruppo metal locale. Clangore di chitarre elettriche: la band parte col primo pezzo in scaletta.
L’organizzatore del ciclo di incontri culturali umbri bestemmia. Non una volta: inizia a bestemmiare a raffica, non si capisce se per supportare il clima metal.
«Cos’è?»
«Eh?»
Gli urlo: «Cos’è?»
«Si sono sbagliati.»
«Eh?»
Mi urla: «Hanno piazzato il concerto nello stesso orario della tua presentazione!»
«E quindi?!»
Bestemmie, e però rassegnate: «La presentazione è finita.»
Un’ora più tardi, sono di nuovo sul treno. That’s rock.
L’amico: A dire il vero, un pochino, sì, ci volevo andare. Ma il mio vecchio amico mi aveva già detto via mail, con grande sincerità, che il mio romanzo non gli era piaciuto. Io avevo incassato con sportività. Qualche tempo dopo, però, l’amico mi aveva invitato a presentare lo stesso romanzo presso la sua scuola di scrittura creativa in Toscana. «Ma non c’è bisogno, dai… se non ti è piaciuto…»
«Su. Per gli amici…»
Quattro ore di treno a mie spese. Arrivo nella libreria. L’amico tarda. Infine si presenta allegro, con un bicchiere di vino rosso in mano. E inizia a presentarmi. «Devo ammettere che all’inizio avevo detto a Errico che questo romanzo non mi era piaciuto.»
Io sorrido, alzo le spalle, a significare al pubblico: acqua passata!
«Non mi era piaciuto per vari motivi. Perché i personaggi sono finti…»
Alzo le spalle: «Non ti preoccupare.»
«Perché lo stile è artificioso…»
Alzo le spalle: «Figurati…»
«Perché la storia è completamente sgangherata…»
«…»
«Perché Errico sembra compiacersi nel citazionismo…»
«Ok.»
«Perché manca completamente passione…»
«Ok.»
«Perché…» Dopo tre quarti d’ora di demolizione sistematica in cui vengono illustrati al pubblico anche i refusi, l’amico concede: «Però l’episodio a pagina trentacinque è buono.»
Malgrado il pubblico nutrito, non vendo una copia. Il giorno dopo, sul blog dell’amico, appare una recensione di un suo conoscente, che mi descrive come un autore pienotto e paonazzo, ma specifica, in fondo, che il mio amico li aveva tutti avvertiti che, purtroppo, doveva presentare un romanzo di merda. Per gli amici…
La trappola: Mica sapevo di doverci andare. Ma il mio vecchio capo della casa editrice mi chiama e mi fa: «Sei impegnato, stasera? Accompagnami, dai, ché devo andare alla presentazione di quella giornalista famosa…» Mi reco al Grand Hotel e, poco prima di entrare, ricevo un sms dall’editore: «Non posso venire, scusa. Saluta tutti.» Va bene.
Entro, e trovo la grande giornalista famosa svenuta su un divanetto della grande sala conferenze vuota.
«Sta… sta male?»
La grande giornalista rinviene. È furiosa: «Non sono più attraente?»
«Ma no… lei è ancora… una bella donna…»
Mi fulmina: «Intendevo intellettualmente! Di fama! Tu chi sei?»
«Lavoro per la sua casa editrice.»
«Bravo! E perché non è venuto nessuno?»
«Non saprei…» Faccio mente locale. «C’è… c’è lo sciopero degli autobus…»
«È l’ultimo libro che pubblico con voi!»
«Mi dispiace.»
Intanto però arriva il correlatore Walter Veltroni. La giornalista mi presenta: «Questo è il sostituto dell’editore XXX, che naturalmente non si è fatto vivo. Presenterà lui il libro al posto suo.»
«Piacere, io… come presenterò il libro, scusi?»
«L’editore doveva presentare il libro. Non è venuto. Lo presenterai tu, no?»
Del libro ho letto due pagine. «Ssssì… vado un attimo al bagno a rinfrescarmi, pardon.»
Un quarto d’ora più tardi sono seduto accanto alla giornalista famosa, a Walter Veltroni e ai dieci membri del pubblico nel frattempo arrivati (dieci, ma tutti famosissimi) e cerco di fare un discorso compiuto e domande ficcanti su un libro di cui so soltanto una cosa: parla dell’America. Al termine nessuno mi fa i complimenti.
Le presentazioni sono il Male. Un male che ci autoinfliggiamo, un male inutile. Ma il nostro inferno lo scontiamo già in terra, in qualche oscura libreria o festa in piazza, in quei gironi di provincia nei quali paghiamo il grande peccato della vanità.

 

 

29/01/2018
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