Come in una noce protettiva. Amelia Rosselli a Roma.

da | Gen 25, 2014 | Senza categoria

In un’intervista del 1993 a L’Unità, Amelia Rosselli raccontava a Laura Detti il suo ottobre  1948, mese in cui dalla casa della nonna, a Firenze, si trasferì a Roma per iniziare a fare la traduttrice. Prima di arrivare al Rione Parione, nella casa di via del Corallo, Amelia abitò in due posti diversi e lontani: via Nomentana, tetra, e poi Trastevere, una noce. Ecco qui il suo ricordo dei due quartieri:

“Con uno stipendio di mezza giornata ho visto e conosciuto Roma con l’ottica di una persona molto povera e dal punto di vista di un «giovinotto». Perché a Roma era impensabile affittare una stanza ad una donna sola. Non l’ho visto fare nel mio ambiente. All’inizio ho abitato in via Nomentana. Era un viale triste di impiegati non era ricco come lo è oggi. Ciò che mi colpì subito vivendo in quella zona della città fu la tetraggine del luogo. Ho poi il ricordo ben intatto degli autobus tetri pieni di impiegati statali. Via Nomentana era isolante e triste. Vissi in gran solitudine per un periodo lavoravo e continuavo a studiare musica e mi buscai un forte esaurimento nervoso. Ho conosciuto quindi Roma come trapiantata tra camere in affitto con entrate separate.

[…]

Comprai una casa a Trastevere e stetti lì dal 54 al 70. Allora quel quartiere non era di moda. Andai ad abitare lì perché non sopportavo la borghesia commerciale del centro. Ho fatto fatica anche ad abituarmi ai salotti borghesi compresi quelli artistici della capitale. Sono scappata alla svelta da quel mondo. Ho scelto di proposito Trastevere. Allora non si vedeva un intellettuale neanche morto. Era un paesotto. Quando lasciavo Trastevere e attraversavo ponte Garibaldi con l’autobus o ponte Sisto a piedi mi sembrava di passare dalla campagna alla città. Era per me uno stacco un po’ drammatico. Ho vissuto di queste piccole cose che erano più drammatiche per me che non nella realtà. I miei bisogni affettivi venivano soddisfatti dai piccoli gesti: andare a mangiare insieme a pranzo e a cena vedersi salutare per strada. Il clima affettivo del «popolino» di Trastevere (popolino non è un termine offensivo) mi aiutava. Vivere a Roma è stato per me come stare in una noce protettiva.”

(Natalia La Terza)

Mario de Laurentiis (Napoli 1969 – Segrate 2666).