Ah, Italia disunita!

Tratto da «Nuovi Argomenti» n. 10, aprile-giugno 1968

Nell’esclusione è possibile una consignificazione che include.
Io sono incluso nella geografia dell’«Italie magique» continiana: ma mastico amaro. Se lo «choc» doveva essere una superba eleganza, allora è certo che gli arcipelaghi di questa geografia non sono tutti cosi eleganti.
Per es. poco delibabile mi appare l’eleganza del professor Carducci e addirittura ripugnante quella di D’Annunzio (ai due non avrei dedicato più pagine che a Pirandello).
Perché tra i vecchi dialettali non c’è Russo?
E tra quelli più recenti la valdostana Martinet, cosi severamente neoromantica?
Perché in fila con Einaudi, Gobetti, Gramsci, Levi non c’è una poesiola di Noventa?
E poi che Contini non abbia letto Volponi (almeno in «Paragone»)?
Mi sembra anche inspiegabile che Contini non abbia apprezzato le prime cento pagine (Stupende) del «Tappeto volante» di Leonetti (senza parlare dei suoi versi).
Fortini saggista e profeta (di sciagure) non doveva assolutamente mancare, no.
Della mancanza della Morante non parlo: la sua esclusione ha infatti il valore di una inclusione (e così, credo, si può dire di Bassani): una presenza negativa, scandalosamente violenta: in cui il «no» del tutto arbitrario (e magari ce ne fossero stati altri) di Contini fa in modo che il suo discorso antologico, tutto «referenziale», diventi, per reticenza (mai contraddizione fu più squisita) «conativo».
Ma Sandro Penna?
Non è il più grande poeta del Novecento letterario italiano?
Più grande di Ungaretti, di Montale e forse di Saba?
E in questi ultimi cinque anni chi ha scritto versi belli come quelli di Attilio Bertolucci? (se non, forse Amelia Rosselli?).
E il vecchio Lucio Piccolo, santo Dio, non è meglio del vecchio Pizzuto?
Ho dato fiato ad alcuni «flatus vocis»: ma gli elenchi, come il mio ascoltatore sa bene, sono sempre liturgici, specie se interiettivi o sospesi.
Finisco cosi biblicamente maledicendo la fiorentinità, cioè la cultura letteraria di Cecchi ma anche quella di Falqui, dell’«Espresso» ma anche quella (se non fosse presumibilmente semi-analfabeta) di De Lorenzo.
Insomma, più inoffensivi siamo e più piacciamo. Un’eterna Ronda, una eterna Solaria! (Ci sono anche certi comunisti). Contini, mio amor de loinh, che cosa avvalli?

Considerato uno dei maggiori artisti e intellettuali italiani del Novecento, Pier Paolo Pasolini (Bologna, 1922 - Lido di Ostia, Roma, 1975) è stato uno dei più acuti osservatori delle trasformazioni della società italiana dal dopoguerra agli anni Settanta. Tra le sue opere poetiche Poesie a Casarsa (Libreria Antiquaria Mario Landi, 1942), La meglio gioventù (Sansoni, 1954), Le ceneri di Gramsci (Garzanti, 1957), L'Usignolo della Chiesa Cattolica (Longanesi, 1958), La religione del mio tempo (Garzanti, 1961), Poesia in forma di rosa (Garzanti, 1964) e Trasumanar e organizzar (Garzanti, 1971), ora raccolte nel Meridiano Tutte le poesie, a cura di Walter Siti, con un saggio introduttivo di Fernando Bandini (Mondadori, 2003). Tra le opere in prosa Ragazzi di vita (Garzanti, 1955), Una vita violenta (Garzanti, 1959), il romanzo incompiuto Petrolio (Einaudi, 1992), ora tutti nel Meridiano Romanzi e racconti, a cura di Walter Siti e Silvia De Laude (Mondadori, 1998).