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RICERCA AVANZATA

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POESIA
Febbraio Vincenzo Cardarelli
Febbraio è sbarazzino. Non ha i riposi del grande inverno, ha le punzecchiature, i dispetti di primavera che nasce. Dalla bora di febbraio requie non aspettare. Questo mese è un ragazzo fastidioso, irritante, che mette a soqquadro la casa, rimuove il sangue, annuncia il folle marzo periglioso e mutante.
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Febbraio
POESIA
Ottobre Vincenzo Cardarelli
Un tempo, era d'estate, era a quel fuoco, a quegli ardori, che si destava la mia fantasia. Inclino adesso all'autunno dal colore che inebria, amo la stanca stagione che ha già vendemmiato. Niente più mi somiglia, nulla più mi consola, di quest'aria che odora di mosto e di vino, di questo vecchio sole ottobrino che splende sulle
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Ottobre
POESIA
Alla Morte Vincenzo Cardarelli
Morire sì, non essere aggrediti dalla morte. Morire persuasi che un siffatto viaggio sia il migliore. E in quell'ultimo istante essere allegri come quando si contano i minuti dell'orologio della stazione e ognuno vale un secolo. Poi che la morte è la sposa fedele che subentra all'amante traditrice, non vogliamo riceverla da
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Alla Morte
POESIA
Estiva Vincenzo Cardarelli
Distesa estate, stagione dei densi climi dei grandi mattini dell'albe senza rumore – ci si risveglia come in un acquario – dei giorni identici, astrali, stagione la meno dolente d'oscuramenti e di crisi, felicità degli spazi, nessuna promessa terrena può dare pace al mio cuore quanto la certezza di sole che dal tuo cielo
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Estiva
ARTICOLO
09/03/2015
Dario Bellezza e l’atmosfera funesta Alessandro Moscè
Tutte le poesie (Mondadori 2015), a cura di Roberto Deidier, raccoglie la produzione di Dario Bellezza a partire da Invettive e licenze (1971, edito da Garzanti), per finire con Proclama sul fascino (Mondadori 1996), oltre ad una serie minore di raccolte uscite dopo la morte e di riedizioni dei testi già pubblicati. “Ecco il miglior poeta della
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Dario Bellezza e l’atmosfera funesta
POESIA
Amicizia Vincenzo Cardarelli
Noi non ci conosciamo. Penso ai giorni che, perduti nel tempo, c'incontrammo, alla nostra incresciosa intimità. Ci siamo sempre lasciati senza salutarci, con pentimenti e scuse da lontano. Ci siam riaspettati al passo, bestie caute, cacciatori affinati, a sostenere faticosamente la nostra parte di estranei. Ritrosie disperanti, pause
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