Dicembre 2013

Mese: Dicembre 2013

L’Oroscopo di Sylvia Plath

Stammi a sentire un’ultima volta. Perché sarà l’ultima e mi sta nascendo una forza terribile che è figlia tua quanto mia e allora il tuo stare a sentire la deve battezzare.

Ariete

E allora impara a vivere. Tagliati una bella porzione di torta con le posate d’argento. Impara come fanno le foglie a crescere sugli alberi. Apri gli occhi.

 

Toro

Tieni un diario – cattura ogni pallina e lascia che si schiuda nell’acquario magazzino dei fiori rari – conserva il centro creatore creativo e l’integrità e nessuna donna avrà mai di più – una vita sociale ininterrotta uccide o tradisce il mondo interiore: per renderlo unico e insolito.

 

Gemelli

Vivremo con giudizio, niente feste superalcoliche, né autocompiacimento da ubriachi.

 

Cancro

Avevo la sensazione che in te ci fosse un che del Signor Rappaccini, che crebbe la sua unica figlia facendola vivere solo di letale cibo avvelenato e dell’atmosfera esalata da una pianta esotica velenosa: e, fatalmente, lei non fu in grado di vivere nel mondo normale e fu un pericolo mortale per chiunque, in questo mondo, cercasse di avvicinarla.

 

Leone

Scema: sii didattica, adesso: prendi i ragazzi di nome Iko e Hamish per quel che sono, vale a dire caffé o rum e Troilo e Cressida o un panino sul canale.

 

Vergine

Cominciavo a chiedermi se non stavo diventando troppo felicemente, pesantemente pratica: invece di studiare Locke, per esempio, o di scrivere, mi metto a fare una torta di miele, o mi studio Il piacere della cucina, leggendomelo come se fosse un romanzo eccezionale.

 

Bilancia

Cosa chiedono gli dèi? Devo vestirmi, levarmi e spingere fuori il mio corpo…

 

Scorpione

Ho un buon io, che ama i cieli, le colline, le idee, i piatti appetitosi, i colori brillanti. Il mio demone vorrebbe ucciderlo imponendogli di diventare perfetto e spingendolo a darsela a gambe se non ci dovesse riuscire.

 

Sagittario

Sii cristo! grida lei, e risorgi davanti ai miei occhi mentre le marie celesti ci benedicono cantando.

 

Capricorno

Fammi essere forte, forte di sonno e di intelligenza e forte di ossa e fibra; fammi imparare, attraverso questa disperazione, a distribuirmi: a sapere dove e a chi dare: a riempire i brevi momenti e le chiacchiere casuali di quell’infuso speciale di devozione e amore che sono le nostre epifanie. A non essere amara. Risparmiamelo il finale, quel finale acido citrico aspro che scorre nelle vene delle donne in gamba e sole.

 

Acquario

Solo nei tuoi occhi i venti arrivavano da altri pianeti.

 

Pesci

La certezza che mente e talento sono cresciuti tra dolore, angosce e sfacchinate – come se demoni e angeli avessero vegliato e rafforzato capacità che avevo ignorato, dimenticato e disperato di avere durante l’anno nero, che si è trasformato nell’anno più maturo e fortificante.

 

Costanza Galanti

Scrivanie: Carola Susani

 

Orario: Quando serve concentrarmi mi sveglio presto, scrivo dalle 4:30 alle 6:30 del mattino. Sono due ore pulite, nel silenzio, necessarie avendo due figlie piccole. Poi lavoro altre due ore nel pomeriggio, mai oltre le quattro ore al giorno.

Dove: la mattina uso la sala, con due tavoli e due computer e la libreria di Carlo, mio marito. La mia libreria è in corridoio. Lui fa il ricercatore universitario e se dobbiamo entrambi lavorare a casa spesso rimane lì in sala e io uso la cucina. Scrivo sul tavolo da pranzo con il mio portatile e pile di volumi che continuano ad ammucchiarsi in cucina. Abbiamo più di 5.000 volumi a testa, in una casa di 76 metri quadrati. È una condizione più precaria scrivere in cucina, ma non credo che se avessi un gigantesco e bellissimo studio potrei lavorare meglio, o produrre cose migliori. Se gli studenti indiani riescono a studiare di notte in case dove abitano in dieci… Chi non ha momenti di invidia sociale? Però sono momenti di cui rido.

Strumenti: Ho un portatile vecchio che ogni tre mesi si sfascia e lo porto ad aggiustare. A volte uso quello colorato di mia figlia, soprattutto per i viaggi. Ho un tablet ma lo uso per leggere.

Appunti: Appunto molto, solo su carta. Faccio schemi e cartelloni che appendo in cucina. Sono quasi sempre schemi che seguono il percorso interno del libro. Prima dello schema della struttura lavoro molto sul percorso interno, sui luoghi, usando anche fotografie.

Momenti di panico: quando la paralisi mi colpisce, esco. Guarda che bello (e indica gli alberi sopra Necci, al Pigneto). Passeggio, nei luoghi a margine, vicino alla ferrovia, posti che per me sono rassicuranti, posti che hanno una forma estetizzante di ritorno, un po’ me ne vergogno.

Leggere: leggere mentre si scrive non lo vedo come una minaccia. Ovviamente faccio tanta ricerca leggendo e rileggendo sulle tematiche che tocco nel libro che sto scrivendo. Mentre lavoravo su Eravamo bambini abbastanza ero sempre a leggere Dickens, la letteratura picaresca, fiabe.

Obiettivi giornalieri: mi pongo come obiettivo quattro ore di scrittura, le due felici della prima mattina e altre due quando riesco. Più di quello non mi serve, oltre le quattro ore diventa una perdita di tempo.

Città o casetta isolata: vanno bene entrambe. Avrei solo bisogno di silenzio e di più ore di sonno. In questo periodo sento il bisogno di avere contatto con la terra. Non mi dispiacerebbe diventare una proprietaria terriera.

Necessità: mi concedo qualche sigaretta mentre scrivo, e io non sono una fumatrice. E poi bevo una quantità di caffè disumana, anche otto caffè in un giorno, moka. Posso seriamente rinunciare a tutto, tranne che accompagnare il caffè al lavoro.

Internet: sono sempre collegata, tranne in camera da letto dove non prende il wifi, ed è una felicità. Vivo internet come una dipendenza, è un distrattore continuo, ma meno per la scrittura che per altro. La scrittura ha diritto di esistere solo se ce la fa, se si impone, distrazioni o non distrazioni. Però con internet sempre aperto noto che ci metto di più a fare le cose.

Rituali: il tempo dei rituali è finito da tempo (ride). La rinuncia ai rituali mi rilassa. Forse l’unica cosa che vivo con una certa ritualità sono gli schemi e i quaderni dove prendo appunti. Sono quaderni selvaggi, quelli che scartano le mie figlie. Da tempo ho abbandonato ogni forma di estetismo sui quaderni, per esempio, non potrei mai usare una moleskine. È necessario saper scrivere anche con condizioni avverse.

 

Nell’immagine: lo studio-cucina dell’autrice.

Auguri Dino Risi. Mi sarebbe piaciuto ballare come Fred Astaire.

Oggi è il compleanno di Dino Risi e ci piace ricordarlo con un estratto dalla sua bella biografia, I miei mostri (Mondadori), che è pienissima: c’è il compagno di banco del liceo Berchet, Luciano Emmer; Dino studente di Medicina, col suo «stage» al manicomio di Voghera; c’è l’unica ginnastica che faceva, «la spremitura manuale delle arance»; gli attori per i quali inventava battute come «Tra noi non c’è mai stato un sei per otto quarantotto»; e una lista di cose che, a ottantasette anni, gli sarebbe piaciuto fare.

«Mi sarebbe piaciuto incontrare una ragazza tedesca con una bottiglia di latte in mano a Berlino nel 1945.

Conoscere quella bella ragazza ebrea vista mentre visitavo la casa di Anna Frank ad Amsterdam.

Avvicinare la brasiliana che rideva leggendo una lettera seduta vicino al mare sulla sabbia di Ipanema.

Mi sarebbe piaciuto ricevere una lettera d’amore dalla fidanzata norvegese di un mio amico di Firenze.

Essere baciato da una studentessa americana nel Tunnel dell’Amore di Disneyland.

Dare un passaggio a una autostoppista sulla tangenziale di Stoccolma.

Portarmi a letto una ragazza in divisa dell’Esercito della Salvezza a Chicago.

Avere un’avventura con una lanciatrice del martello durante le Olimpiadi di Sidney.

Dire a una ragazza incontrata in treno che il libro che sta leggendo appassionatamente l’ho scritto io.

Rapinare una banca.

Somigliare a Richard Gere.

Suonare il pianoforte a orecchio.

Essere ferito in guerra e ricoverato in un ospedale dove una bella infermiera si innamora di me come accade a Hemingway sul fronte italiano nella Prima guerra mondiale.

Essere processato per un delitto che non ho commesso e assolto grazie alla difesa di un’avvocatessa dagli occhi verdi e i capelli rossi.

Convincere Marilyn Monroe a rinunciare all’idea del suicidio, portarla con me in Italia in parrucca nera e scarpe basse e trascorrere con lei due settimane di sogno in una pensione di Rimini con vista sul mare.

Mi sarebbe piaciuto ballare come Fred Astaire.

Conoscere i nomi delle piante.

Risolvere una equazione di terzo grado.

Vincere un quiz milionario.

Prendere a pugni Tyson e aiutarlo a rialzarsi.

Scalare la parete nord dell’Eiger.

Camminare su una corda tesa sopra le cascate del Niagara.

Far ridere la principessa Soraya.

Mi sarebbe piaciuto sparare a Hitler.

Cantare alla Scala.

Fare giochi di prestigio.

Correre i cento metri in nove secondi netti.

Avere la classe di Cary Grant.

Farmi ibernare.

Andare su Marte.

Risolvere il teorema di Fermat.

Viaggiare nel tempo.

Volare.»

(Natalia La Terza)

L’oroscopo di Ennio Flaiano.

ARIETE

Ci sono luoghi dove amarsi non significa più niente, ma solo esercizio, come Parigi. L’amore cambia località.

TORO

La civiltà è una questione di piedi al caldo. Dove i piedi sono trattati bene, il resto va bene.

GEMELLI

La storia di quei tali che stanno precipitando sorretti da una speranza.

CANCRO

L’inverno è lastricato di buone intenzioni.

LEONE

In amore bisogna essere senza scrupoli, non rispettare nessuno. All’occorrenza essere capaci di andare a letto con la propria moglie.

VERGINE

La felicità consiste nel non desiderare ciò che si possiede.

BILANCIA

Conoscere se stesso. Dopo di che non è più possibile vivere “insieme” con se stesso.

SCORPIONE

Si arriva a una certa età nella vita e ci si accorge che i momenti migliori li abbiamo avuti per sbaglio. Non erano diretti a noi.

SAGITTARIO

La vita di società ha questo di buffo, che ognuno crede di recitarvi la parte principale.

CAPRICORNO

Gli “altri” sono, bene o male, la prova che noi stiamo vivendo. Non sottovalutarli.

ACQUARIO

Le avanguardie si trovano spesso ad essere superate dal grosso dell’esercito.

PESCI

Ci sono molti modi di arrivare, il migliore è di non partire.

Alessandro Lolli

I Migliori libri sullo scrivere dell’anno.

«Per scriver bene del mondo elegante bisogna conoscerlo e soffrirlo fino alle midolla come Proust, Radiguet e Fitzgerald, amarlo e odiarlo non importa, ma aver chiara la propria posizione rispetto ad esso».

Classificone # Nⁿ. I migliori libri di scrittura del 2013 secondo Brain Pickings: da raccolte di interventi (Wallace, Egan, Didion) sul perché scrivere, a manuali quasi manageriali su come gestire il proprio tempo per fare soldi creando (passando per l’epistolario di Calvino).

(Fabrizio Maria Spinelli)

Abbuffate letterarie, il regalo della British Library, l’orchidea di Proust, la parola dell’anno, Umberto Eco.

-Il Telegraph celebra dieci grandi mangiate in letteratura.

-Il regalo di natale della British Library: oltre un milione di immagini messe a disposizione su Flickr.

-Cosa sarebbe stato Marcel Proust senza la sua orchidea?

Geek, ovvero la parola dell’anno secondo il Collins.

-Sette citazioni di Umberto Eco sul perché la persone amano le liste.

(Emanuele Atturo)

Un film su David Foster Wallace e “Come diventare sé stessi”.

È stata annunciata negli Stati Uniti la trasposizione cinematografica di Come diventare sé stessi (minimum fax, 2011), libro in cui David Lipsky, inviato per Rolling Stone, racconta il tour promozionale tenuto da David Foster Wallace per Infinite Jest. Nel loro giro degli Stati Uniti ci sono i reading, le lezioni del corso di scrittura, ma soprattutto le conversazioni, che su Bookforum vengono definite così: “Per tutto il libro, cose di una profondità sorprendente vengono dette nei parcheggi degli aeroporti e negli abitacoli di macchine prese a noleggio. Forse non avremo mai una testimonianza migliore dell’effetto che faceva sentir parlare Wallace”. Il film, il cui titolo dovrebbe essere The end of the tour e la cui uscita è prevista nel 2014, sarà girato da James Ponsoldt e vedrà Jason Seagel nei panni di David Foster Wallace.

(Emanuele Atturo)

George Saunders sull’essere gentili.

“Ciascuno di noi viene al mondo con una serie di malintesi innati che quasi certamente hanno un’origine darwiniana. Mi riferisco a: 1) noi siamo il centro dell’universo (in altri termini, la nostra storia personale è la storia più importante e interessante al mondo. Anzi, in realtà è l’unica storia che conti); 2) noi siamo qualcosa di diverso e distinto dall’universo (sì, certo ci siamo noi e poi, laggiù, c’è tutto il resto, cani e altalene e lo Stato del Nebraska e le nuvole basse e, sì, è vero, anche tanta altra gente); e 3) noi siamo eterni (la morte esiste, sì, certo, ma riguarda te, non me).” Minima&moralia riporta il discorso integrale di George Saunders, autore di Dieci dicembre, ai laureandi della Syracuse University del 2013 sulla cosa più importante: essere gentili. “It takes strenght to be gentle and kind.”

(Caterina Di Paolo)

Buon compleanno Bianciardi.

Su Linkiesta un ricordo di Luciano Bianciardi a novantuno anni dalla sua nascita. Precariato, Milano, lavoro culturale, giovani trentenni, metropoli contro provincia, temi che si impongono alla nostra attualità attraversando il mezzo secolo che ci separa dalla Vita Agra, della quale rileggiamo volentieri qualche pagina primitivista.

(Alessandro Lolli)

 

Le migliori risse letterarie secondo il New Yorker.

Per chi ama le polemiche, specialmente se letterarie, il New Yorker redige una lista delle migliori del 2013. Ben tre ruotano attorno a questioni di genere: l’ingiunzione rivolta a Claire Messud perché i suoi personaggi siano “carini”, l’accusa di mansplaining (uomini che spiegano le cose alle donne, in quanto uomini) paradossalmente indirizzata alla scrittrice Rachel Kushner e un dibattito tra varie autrici su come la maternità influisce sul loro lavoro.
Tra le altre, segnaliamo la sempreverde sfuriata di Franzen contro il mondo moderno e le preoccupazioni degli scrittori britannici di essere cannibalizzati dagli imperialisti americani, se i premi letterari inglesi saranno aperti anche a loro.

(Alessandro Lolli)